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Una straordinaria impresa con il Bellezza: Saving Humans – Mediterranea

Una straordinaria impresa ancor prima di salpare, quella dell’operazione Mediterranea-Saving Humans . Perché ha messo insieme realtà assai diverse tra loro unite però da un progetto comune: essere al Centro del Mediterraneo per monitorare, raccontare e denunciare le conseguenze della chiusura delle frontiere e dei porti sulla vita di migliaia di donne, uomini e bambini dopo l’allontanamento delle navi delle Ong e la loro criminalizzazione.

Per tornare ad essere testimoni in quel tratto di mare diventato solo morte e silenzio, Arci (con il presidente del Bellezza come co-skipper), alcune associazioni come Ya Basta di Bologna, imprese sociali come Molti volti di Palermo, riviste come I Diavoli di Milano e Ong come Sea-Watch, cui si sono poi unite aderendo al progetto realtà come la Focsiv (la federazione delle Associazioni di volontariato cattoliche), la Cgil, Greenpeace, Addiopizzo e tante tante altre, hanno invece deciso di unire le loro forze e competenze e salpare insieme.

Questo viaggio, inoltre, non sarebbe mai stato possibile senza il sostegno economico di Banca Etica, che ci ha creduto fin dall’inizio, e di quei parlamentari che se ne sono fatti garanti: Erasmo Palazzotto, Nicola Fratoianni, Rossella Muroni, insieme a Nichi Vendola e Alessandro Metz, l’armatore sociale di Mediterranea.

È a bordo della Mare Jonio e delle due barche di appoggio che queste realtà si sono trovate insieme a lavorare concretamente. Una trentina di persone a navigare 24 ore su 24 in un mare decisamente non amichevole. Poteva essere un disastro, perché non è per nulla facile mantenere buone relazioni in situazioni compresse e ostili come quelle in cui ci siamo trovati, e invece c’è stato un altro miracolo non solo perché tutto, o quasi, ha funzionato come un orologio svizzero, ma perché le relazioni si sono fatte forti e durature.

Le due vele di appoggio di 15 metri, Jana e Burlesque, erano arrivate da Valencia attraversando il Mediterraneo fino a Pantelleria in due giorni di navigazione ininterrotta e tormentata dal maltempo.  A loro il compito di portare a bordo figure indispensabili per la completezza di un equipaggio pronto a intervenire in ogni frangente obbedendo sempre alle leggi del mare e del diritto internazionale, incluse quelle che impongono il dovere di prestare soccorso e salvare le vite. Fondamentale la presenza a bordo dei giornalisti (tra i quali un inviato dell’Avvenire, segno di una discreta benedizione papale), dei medici, del personale di Sea-Watch e  di altri volontari indispensabili alla gestione della missione. La nave madre, la Mare Jonio, è un rimorchiatore trasformato in poco più di due mesi in una nave attrezzata all’osservazione e alla ricerca e, in caso di necessità, anche al salvataggio e alla accoglienza di eventuali naufraghi.

Con noi, per tutta la durata della missione, anche Astral, il veliero di Proactiva Open Arms.

A qualche decina di miglia dalle coste africane le stelle sono state a guardare quella piccola flotta che sta ridando un po’ di speranza riflettendola dal mare alla terra, raccontando che esiste un modo diverso di pensare e fare le cose, ridando voce dal Mediterraneo a chi ancora crede, al di là di tutte le differenze, che i diritti o sono di tutti o semplicemente non sono, che accettare che la vita umana non  abbia più valore significa condannarci a un futuro di insicurezza e paura.

Ma dal cielo sopra il golfo libico non solo le stelle stavano a guardarci. Abbiamo sentito addosso tutti gli strumenti di controllo dei governi che hanno trasformato il Mediterraneo in un complicato intrico di confini in nome dei quali, burocraticamente, ci si rimpalla la responsabilità di salvare anche quando un ritardo nei soccorsi significa lasciare morire.

Aerei militari e civili, intercettazioni radio, messaggi contraddittori: tutte azioni, nei confronti della nostra piccola flotta, che ci hanno fatto comprendere presto quanto il ruolo di Mediterranea possa infastidire.

Le nostre imbarcazioni hanno continuato a ricevere segnalazioni di emergenze che poi si sono rivelate inesatte o emesse soltanto a operazioni di recupero già portate a termine, purtroppo, anche dalla cosiddetta guardia costiera libica.

Nonostante questo, da quando Mediterranea è in mare (sarà solo una coincidenza temporale),  Malta e l’Italia sono tornate, almeno in tre diversi episodi, a salvare vite umane e a riaprire i loro porti. Il 12 ottobre, in particolare, il fatto di avere pubblicamente diffuso dalla Mare Jonio i messaggi attraverso i quali i governi italiano e maltese comunicavano per diverse ragioni che non sarebbero intervenuti nel salvataggio di un natante con almeno 70 persone a bordo, ha acceso i riflettori su quali possono essere concretamente le conseguenze di simili decisioni in simili frangenti. Siamo felici che alla fine l’Italia abbia ricondotto queste persone nel porto sicuro di Lampedusa, ma ci chiediamo se le cose sarebbero andate nello stesso modo anche se non ci fosse stato nessuno a raccontarle.

Adesso Mare Jonio è arrivata a Palermo, per una sosta tecnica che sarà certamente breve: l’intenzione dei promotori e degli equipaggi è quella di ripartire il prima possibile. Fortei del sostegno delle tantissime realtà e persone che in questi giorni hanno dato la loro adesione al progetto, anche attraverso il nostro straordinario crowdfunding sul sito www.mediterranearescue.org, che, tagliando il traguardo dei 150mila euro raccolti nel corso della prima missione, ha stabilito anche un nuovo record nella storia delle raccolte fondi online italiane.