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Giornata mondiale contro la violenza di genere
Viviamo in un tempo in cui i diritti delle donne e delle soggettività LGBTQ+ sono sempre più sotto attacco. Un tempo segnato da guerre, genocidi, violenze e politiche repressive che si moltiplicano in tutto il mondo, riportandoci indietro di decenni nelle conquiste sociali e civili. Non sono fenomeni separati: sono manifestazioni di una stessa deriva reazionaria e patriarcale fondata su controllo, sopraffazione e odio. La guerra stessa è la forma più estrema e brutale del patriarcato.
Anche in Italia il clima politico e culturale non fa eccezione. L’emendamento al DDL Valditara, che impone il consenso dei genitori per i percorsi di educazione sessuale e affettiva nelle scuole, è un segnale preoccupante. Lo è anche la drastica riduzione delle risorse destinate alla prevenzione della violenza di genere: secondo ActionAid, tra il 2022 e il 2023 lo stanziamento nazionale è passato da circa 17 milioni a 5 milioni di euro, con un taglio di circa il 70%. Intanto centri antiviolenza e consultori stanno perdendo autonomia e risorse, mentre cresce l’affidamento a soggetti non specializzati. Tutto questo mentre, secondo l’Osservatorio di Non Una Di Meno, dall’inizio dell’anno si contano 78 femminicidi.
Noi di Arci ribadiamo la necessità di un’educazione sessuale e affettiva diffusa e accessibile: solo una trasformazione culturale profonda può scardinare le radici della violenza di genere. I circoli Arci, attraverso attività quotidiane e la loro capacità di costruire relazioni e comunità, possono e devono essere luoghi liberi e aperti a tuttə: spazi di partecipazione, consapevolezza e solidarietà.


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