È davvero una festa per essere donne…

Negli Stati Uniti, milioni di donne si sono svegliate un giorno scoprendo di non avere più il diritto di scegliere. Da quando la Corte Suprema ha cancellato la sentenza Roe v. Wade, l’aborto è diventato illegale in oltre 20 Stati, costringendo le donne a viaggi estenuanti, spese impossibili e persino a portare avanti gravidanze contro la propria volontà. E ora Trump sta tagliando i fondi federali e chiudendo i siti informativi. 

Questa non è una storia lontana. Può accadere anche in Italia – e qui sotto vi raccontiamo una brutta storia.

In Italia, in Ungheria, in Polonia, il diritto all’aborto è già sotto attacco. Medici obiettori, tagli ai servizi, propaganda antiabortista: stanno cercando di svuotarci di diritti, pezzo dopo pezzo, fino a portarci nella stessa situazione delle donne americane.

Siamo preoccupate, abbiamo paura di ciò che accadrà, e nonostante gli attacchi continui non possiamo davvero restare a guardare. Saremo in grado di resistere?

Dobbiamo fermarli, ORA! Firma con My Voice My Choice, la campagna europea per l’accesso sicuro e gratuito all’aborto (Bastano meno di 5 minuti per firmare con SPID o documento d’identità) 

È davvero una festa essere donne – come ci celebreranno quest’anno? Con mimose? Cioccolatini? Qualche messaggio? Vi prego, risparmiateci e risparmiatevi i soliti post tipo “la festa della donna è tutto l’anno”. Difendete e difendiamo insieme i diritti delle donne e di tutte le persone che vogliono poter disporre liberamente del proprio corpo. My Voice My Choice ha già raccolto 1 milione di firme, un risultato storico, ma non possiamo fermarci ora. 

Grazie per stare dalla parte della libertà, dell’uguaglianza e della dignità.


LA STORIA DI UNA DONNA DI CATANIA

Sono rimasta incinta, ma non potevo davvero permettermi di crescere un altro figlio ed ero mortificata. Ho fatto quello che la legge prevede: mi sono rivolta al consultorio per chiedere l’aborto farmacologico. Ma la risposta è stata un muro: l’unico ospedale della zona che somministrava la pillola aveva sospeso il servizio, e l’unica ginecologa non obiettrice era in congedo.

L’unica soluzione? Percorrere 500 km, pagarsi vitto e alloggio per tre giorni e affrontare tutto da sola. Totalmente insostenibile per le mie tasche. Sono stata costretta a ricorrere a un intervento chirurgico che mi sarei potuta evitare, a 120km da casa, con un’operatrice che ha provato a ingannarmi sulla necessità per legge di un colloquio con una psicologa, che mi ha attaccato il telefono in faccia quando le ho detto che non mi risultava fosse così. 
Questa non è la mia storia, ma è una storia vera, accaduta in Sicilia, una regione dove l’obiezione di coscienza supera l’80%. Quante donne vivono questa violenza – in tutta Italia. Perché fare di tutto per limitare un diritto è una violenza. Finanziare gli antiabortisti che riempiono i consultori con immagini di feti, è una violenza.

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